Gomorra

dal film

Ieri ho visto Gomorra. Quando sono uscita dal cinema mi sentivo male, mi veniva da vomitare. Per tutta l’ultima sequenza ho sentito questa nausea, non ce la facevo più. Loro andavano in moto, sicuri di fare finalmente il loro primo morto e io avevo paura che sarebbe stati loro a morire. Mentre la strada si faceva sempre più stretta, ad ogni sobbalzo, ad ogni cunetta presa dalla moto, mentre andava verso il mare, mi veniva da vomitare. Uno dei due era così magro, avevo un corpo così fragile che il pensiero che qualcuno potesse fargli del male mi sembrava davvero contro natura, qualcosa che andava nel verso contrario a quello naturale degli eventi, un pensiero nauseante, rivoltante. Il ragazzo magro, con la coca in corpo, qualche scena prima, davanti a quello stesso mare, aveva ballato come solo un ragazzino può fare. I ragazzini vivono fermando il presente. Loro hanno il diritto di farlo, ma se tutto il mondo che hanno intorno vive come se contasse solo ciò che vive in quell’istante, davanti ai loro occhi, dentro le loro vene, allora tutto può succedere. Io amo Napoli per la vita che c’è nella gente, nelle pietre, nel mare, nella terra, ma ad ogni respiro senti come la vita non si fermi mai davanti alla morte, come il confini sia intangibile. Ora sei vivo, ma quello che succede se giri l’angolo non lo sai. E tutti stanno in allerta e sono più vivi che in ogni altro posto che io abbia conosciuto, ma c’è qualcosa che non torna, una tensione mortifera. La prepotenza feroce e la più nobile cortesia nello stesso luogo, nello stesso istante e senti che la prepotenza, ai punti sta vincendo.