VORREI SENTIRMI A CASA

Vorrei sentirmi a casa. Vorrei vivere le mie giornate dentro un caldo, fresco involucro.

Una casa.

Vorrei sentire le strade che guardo casa mia. Vorrei che le persone intorno a me mi fossero famigliari. Vorrei che parlassero una lingua che riconosco come mia. Vorrei essere un essere umano accolto come tale da altri esseri umani, in un ambiente costruito da tutti noi.

Un essere umano: un essere naturale che vaga cercando di portare fuori ciò che ha dentro, senza venire meno alla sua natura.

Vorrei vivere un luogo che non fosse troppo pulito, o troppo sporco, troppo ordinato senz’altro no. Un luogo dove ci fosse posto per ciò che siamo e non solo per ciò che dobbiamo fare. Roma un tempo era la mia casa, e Trionfale la mia cameretta. Devo con pazienza ricostruire il mio legame con questa città ed i suoi abitanti, fuori dal triste quartierino dove me ne sono andata ad abitare. Devo farlo. Uscire la notte per le strade del centro. Andare la mattina al mercato di Trionfale e di giorno a di sera costruire con Bachcu e tutti gli altri stranieri di questa città sgambetti e trabocchetti per chi crede di sapere come Roma debba imbellettare la sua faccia per bene.

…E poi andarmene a fare kendo con chi quei trobocchetti verrà a stanare!

Se sentissi mia questa città, mio questo mondo, sarebbe più facile. Sentirei di avere diritto a dire la mia, a combianarne delle mie, a fare qualche guaio e a compiere anche gesta da ricordare. Potrei vivere.