11 Aprile: con Mannan nel cuore

Foto di Catherine Grau Roma, Piazza Marranella, quartiere di Tor Pignattara, manifestazione delle comunità immigrate per ricordare Abdul Mannan. Mannan è stato ucciso il 7 aprile 2006 perchè un uomo italiano non tollerava di vivere in palazzo di immigrati, non tollerava l’idea che la famiglia di Mannan avesse comprato un appartamento e portasse avanti la sua vita, così vicino a lui. Giannetto Mazza, l’assassino, è un uomo sfortunato, ha avuto la poliomielite ed è rimasto zoppo, è un uomo violento, ha già ucciso, ha la passione per armi e la polizia anni fa gli ha trovato un arsenale in casa. Le autorità erano al corrente delle le tensioni tra vicini. Sarebbe bastata una maggiore considerazione di questi fatti per evitare la morte di Mannan.
Dopo l’omicidio, Giannetto Mazza è fuggito, arma in pugno, lasciando un morto a terra e il terrore tra i famigliari di Mannan. Le forze dell’ordine non hanno garantito protezione alla famiglia neanche in questa circostanza. Prima che l’assassino fosse catturato li hanno lasciati soli, a proteggerli sono rimasti i membri della comunità bengalese che in piena notte li hanno portati via, in un posto più sicuro.
Nessuno ha ancora avuto il coraggio di dire alla moglie di Mannan che suo marito non c’è più, che non respira più. Le hanno parlato di un problema al cuore, di un ricovero in ospedale e ancora oggi lei crede che lo riabbraccerà.
Tor Pignattara è tornata a vivere con gli immigrati, con i loro bambini. Bambini nati in Italia, che parlano perfettamente italiano, che tifano per la Roma o la Lazio, ma che non sono cittadini italiani, per la legge. Tor Pignattara rivendica la sua capacità di convivenza costruita da sempre: qui, da più di 50 anni, ha trovato casa chi è venivato a cercare lavoro dal Sud, d’Italia o del Mondo. Questo è un quartiere popolare, dove lo stipendio non basta ad arrivare alla fine del mese ai bengalesi come agli italiani, ai cinesi come agli indiani. Eppure anche qui ha fatto breccia il razzismo. Il razzismo, arma che divide, si può innescare: è solo questione di tempo e ci sarà chi, più disperato, più solo, più spaventato di altri deciderà di fare del male a chi ha qualcosa di diverso da lui. L’onorevole Cossiga non ha trovato di meglio da fare il 13 marzo che inviare una “lettera aperta ai talebani” indirizzandola alla moschea di via Marranella 68, nel cuore di Tor Pignattara e la stessa moschea è stata perquisita da una decina di individui armati, volto coperto dal passamontagna, senza che nessuno esibisse un mandato. Il resto lo fa stampa, ogni giorno.
Le comunità degli immigrati vogliono che il sangue di Mannan non si perda, che il suo ricordo serva ad unire i lavoratori italiani ed immigrati, per la dignità di tutti.
Mannan vive nel nostro cuore. Siamo tutti fratelli e sorelle di Mannan. Galleria delle foto di Catherine Grau

1 Commento

  1. Nino R.

    che bello vedere le foto di qualcuno che quel giorno era l insieme a me senza saperlo,anche io ho fatto un reportage puoi vederlo nel mio sito.
    http://stravedere.altervista.org/

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