La Cina è vicina 2

Molti anni fa ho vissuto a San Francisco, il mio palazzo era a pochi metri dalla porta di ingresso di Chinatown. Molti cinesi erano cattolici e frequentavano la chiesa dove si riuniva anche la comunità italiana. Quando sei all’estero ti trovi a fare cose che pensi non faresti mai e oltre a cantare “Il Carazzone” di Renato Zero ubriaca e con con le lacrime agli occhi insieme ad un gruppo di connazionali “esuli” con me, sono andata alla messa di Natale con il mio fidanzata americano che, ubriaco, credeva di essere satana. Le occhiate appuntite dei cinesi seduti a fianco a noi erano identiche a quelle che mi avrebbero lanciato dei comuni cattolici italiani. Vagando per Chinatown di notte con il mio solito fidanzato ubriaco, che faceva la pipì lungo i muri, cosa che in America ti può costare una notte in gattabuia, ho visto altri accenni di disapprovazioni molto famigliari, come famigliare era l’espressione di chi stazionava fuori dalle bische dove grassi cinesi con gli anelli d’oro ai mignoli giocavano d’azzardo. Insomma, cinesi e italiani erano le due comunità che più si somigliavano: familiste e un po’ mafiose tentavano di far soldi per poi diluirsi, la generazioni successiva, nel tessuto della città, e diventare alti e nerboruti come un qualsiasi californiano. La cosa che però mi è rimasta più impressa, è successa mentre frequentavo i corsi serali di inglese per stranieri nella scuola della comunità cinese. Come bianca avevo acquisito il dono della trasparenza, nessuno mi vedeva, quando l’insegnante ci chiedeva di fai passare i fogli per gli esercizi i miei compagni di classe mi saltavano regolarmente. Un giorno l’esercizio fu quello di copiare la scritta NO SMOKING appesa al muro. I miei compagni di classe non conoscevano i caratteri latini e mentre erano intenti a ricopiare tutte quelle letterine, mi venne un’idea che cambiò, ai loro occhi, la densità del mio corpo: tentai di copiare NO SMOKING scritto in caratteri cinesi e chiesi al mio compagno di banco se lo avevo scritto bene. Lui mi fece una correzione, mi disse che ora sì che andava bene e mi sorrise. Dopo un’oretta uscii dalla classe e una ragazza mi indicò dove era il bagno senza che io glielo chiedessi. Non solo avevo riacquistato un corpo visibile, ma adesso mi leggevano nel pensiero!
Per dire, ci vuole certamente un po’ di tempo per entrarci in contatto, ma i punti in comune tra noi e i cinesi sono più di quelli che possiamo immaginare.

1 Commento

  1. l'incarcerato

    Ma hai anche un altro blog? Mi fai impazzire così!;)

    Vorrei che passassi un attimo da me, c’è una madre che sprofonda nel dolore e invoca giustizia…

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