I tempi di Hammurabi

Nacqui in una capanna di paglia ai tempi di Hammurabi.
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Hammurabi, il vecchio Hammurabi. Hammurabi, il giovane Hammurabi.

Era bello il giovane Hammurabi con i riccioli d’oro e di bronzo che gli cingevano la fronte, la barba morbida che circondava il sorriso. Ed era buono e coraggioso. Era forte e senza paura. La vita era tutta nel domani per il giovane Hammurabi.

Aveva fatto un patto con Dio:

“ti do il mio impegno per il trionfo del bene e della giustizia e tu mi darai la felicità. I sonni tranquilli di ogni notte. La gioia del risveglio. L’animo limpido”.

Hammurabi parlava con il suo dio e il dio esaudiva i suoi desideri. Hammurabi era felice, nel sonno e nel risveglio, per quello che poteva conoscere della vita lui era felice, ed era buono e retto.

Poi partì per la battaglia, era tutta la vita che si preparava al combattimento. Aveva preparato il suo corpo e il suo spirito a quell’appuntamento ed era certo che non avrebbe fallito, sarebbe tornato trionfante tra la sua gente e tutti avrebbero gioito del suo valore.

Montò sul destriero e partì al galoppo impugnando la lancia, urlò invocando dio, chiamò a raccolta tutte le sue forze perché il braccio scagliasse l’arma terribile, perché la punta della lancia si conficasse nel petto del tiranno. Ma la mano si aprì e l’arma cadde mentre il sangue inondava il suo petto.

“Hammurabi, mio bell’Hammurabi, Hammurabi mio giovane Hammurabi, il tuo dio ti ha tradito.

“Hammurabi mio limpido amore, giaci sepolto nel ventre della terra e a niente è valso il tuo candore, la certezza che nutrivi che la giusta causa fosse un incantesimo contro la sconfitta, contro il dolore. Hammurabi, mio giovane Hammurabi, io che non ti riavrò maledico la vita e i sonni e i risvegli e nel tuo nome chiedo vendetta. Gridando il tuo nome berrò sangue dell’uomo che ti ha ucciso; per poter di nuovo posare lo sguardo su questa terra lo ucciderò e ucciderò speranze vane dei giovani in battaglia, e quelle delle loro madri e dei padri, aprirò i loro occhi sul dolore, sulle miserie del mondo, sulle miserie del domani.

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“Camminerò con la tunica del mio uomo, coprirò il mio viso con la stoffa che lui usava per riparare il suo sorriso dalla sabbia del deserto, mi vestirò del suo nome, farò tacere la mia voce e andrò in tutti i villaggi per portare la nuova legge.
“Invecchierò piangendo la sua morte nella solitudine della notte”.

Così giurai la notte che da sola raccolsi le sue spoglie, così giurai mentre sola ricoprivo la sua tomba di terra, così giurai la notte che nacque il vecchio Hammurabi.

Ma una notte, in sogno, lui mi apparve. Piangeva, aveva ai lati degli occhi due solchi tracciati dalle lacrime. Piangeva in silenzio, poi mi disse:

” Dal giorno in cui mi hai seppelito non ho mai smesso di piangere. Io ero giovane, della vita conoscevo ben poco e sono morto per il mio candore, ma fosti tu a cancellare il mio ricordo. Io sono morto trafitto da una lancia e tu hai soffiato sulla mia vita cancellandone ogni traccia come fosse un fuscello in un uragano. Hai indossato le mie vesti e hai fatto di me un vecchio tiranno. Hai coperto il tuo volto e hai dimenticato le promesse di felicità che ci eravamo scambiati.

” Avrei voluto che tu mi cullassi con le tue preghiere, avrei voluto che tu raccontassi di me e delle mie vittorie, che tu raccontassi di me e delle mie sconfitte, affinché il mio popolo mi amasse e mi cullasse con le sue preghiere. Nella culla del cielo io avrei smesso di piangere, avrei chiesto perdono per il mio candore e la vita mi avrebbe perdonato.

” La vita mi avrebbe perdonato e tu avresti visto crescere il tuo ventre, io sarei rinato e tu mi avresti raccontato di un giovane uomo bello e coraggioso, bello perché coraggioso, che una mattina partì per la guerra senza svegliarti e che per non fare rumore lasciò l’armatura nella tenda di paglia in cui eravate stati felici. Gli avresti descritto lo stupore del mio ultimo sguardo trafitto dal destino e quel sorriso inspiegabile che sarebbe apparso sul mio volto nel momento in cui mia madre avrebbe poggiato sul mio petto una rosa.

” Oh amata mia, quanto dolore nei nostri occhi, quante lacrime nei miei, quanta durezza nei tuoi. E’ il momento di seppellire tutto il nostro dolore. Vai sulla mia tomba e perché mi si possa ricordare poggia su di essa una pietra con inciso il mio nome ‘Hammurabi il giovane’; disfa il turbante che copre il tuo volto, brucialo e lascia che il vento ne disperda le ceneri; intreccia una ghirlanda di fiori e posala sulla mia tomba; componi dei versi che raccontino la mia vita e cantali al tramonto, poi va e scordati il mio nome e la tua legge e chiamami solo amore”.

Roma, 1997

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