Vacuità nel vento
Mentre guardavo in televisione il dolore di una guerra che procede oltre ogni ragione,
ho visto le immagini di un prigioniero iracheno che si lavava il viso con la sabbia del deserto
per poter pregare.
I soldati americani non sapevano se sparargli
o provare a capire cosa stesse facendo.
Poi hanno capito.
Corpi americani, vestiti per la guerra,
giganti tenuti in piedi dal loro cibo sovrabbondante,
di fronte al corpo di un uomo irakeno
che gli parlava con le mani,
con le braccia,
con le gambe inginocchiate al suolo,
hanno capito quelle parole.
Attimi di discontinuità nell’odio,
in cui gli uomini tornano ad essere vacuità nel vento.
Tutti quanti.
Marzo 2003


