Sali e Scendi

Queste sono le mestruazioni per me.
Scendo da un treno e salgo su altro. E la vita si ferma, quella che pensavi.
E un’altra ti porta in un altro luogo, più denso, un po’ lontano, dove non vuoi far entrare nessuno, perché farebbe rumore e a te fa male la testa.
E sei lì che pensi all’Universo. E a nuove connessioni. E senti l’esistenza di nuovi sentieri.
Ma fate piano, perché ho mal di testa. Un mondo di cristallo, che brilla, ma che non vuole nessuno, basta un gesto e qualcosa si rompe e la tua anima si trasforma in un vento di rabbia.
Lasciatemi stare.
Poi arriva la pazienza, ma anche la pazienza è di cristallo. Un castello di carte, delicato, leggero, ma basta una disattenzione e va in aria. La pietà è solo nelle idee, é lontana, ad ogni contatto reagisci come un uragano, come se una pazienza agita troppo a lungo si tramutasse in un mostro.
Non vuoi che nessuno ti tocchi, ti distolga dai tuoi pensieri, e anche nei tuoi pensieri ti chiudi, non vuoi ascoltare le parole che vanno altrove, pronunciate da altri, che vibrano troppo lontano da te, che ti annoiano più del solito: i piccoli passi che vedono gloria rasente i muri, che costriscono cattedrali nei cortile di casa. Che prima di comprendere distruggono, perché accarezzano con i carrarmati.
Solo la musica voglio per compagnia, ma che sia musica nera, che parli al battito del mio cuore.
Il cuore, giù in fondo, rimane, sempre lo stesso, qualsiasi siano i pensieri, qualsiasi sia il treno sul quale tu sia salita.
Tra Feng Shui e Kendo
Ascolto musica nella mia cameretta, come una liceale. Rileggo i fogli sparsi dei miei pensieri, come una ragazza innamorata. Quando sono senza Chiara, quando Stefano è via, quando anche l’ipotesi remota di vedere Dino annega nell’Oceano Atlantico, mi perdo. Ho paura e la solitudine dilata il mio tempo, mi incatena nell’immobilità: non penso più, non faccio nulla, aspetto, piano, che il tempo passi.
Senza di loro è quasi sempre così.
Ma oggi non è andata poi così male. La mia casa comincia ad assomigliarmi e io mi sento meglio dentro di lei. E’ che sto cominciando a capire quali sono i miei desideri e quali i desideri indesiderati nei quali mi costringevo. E così mobili e quadri, piano, trovano il loro posto e i vestiti, negli armadi, la stampella che la forma della mia anima gli suggerisce. E un armadio finisce al posto di un divano, nel “salotto”. Perché lì c’è la luce giusta in cui lo vorrò guardare e guardare i nostri gesti intorno a lui; magicamente in quell’armadio troveranno rifugio i mille oggetti senza casa che ancora mi guardano sperduti. Almeno questo immagino oggi, prima di smontare l’armadio perché possa attraversare il corridoio che lo separa dalla felicità.
Oggi c’è stato anche il KENDO. Kendo in una nuova palestra, con un nuovo Maestro, con nuovi maestri, perché tutti i compagni di pratica insegnano, se hai voglia di guardarli, di ascoltarli. C’ho messo tanto tempo a lasciare Fabio, lo Shudokan, la birra dopo l’allenamento e i chilometri da fare in motorino, ma era una cosa che dovevo fare. Adesso mi sento libera di imparare e al Kendo Club ho tanto da imparare.


