Sali e Scendi

cuore rosso

Queste sono le mestruazioni per me.

Scendo da un treno e salgo su altro. E la vita si ferma, quella che pensavi.

E un’altra ti porta in un altro luogo, più denso, un po’ lontano, dove non vuoi far entrare nessuno, perché farebbe rumore e a te fa male la testa.

E sei lì che pensi all’Universo. E a nuove connessioni. E senti l’esistenza di nuovi sentieri.

Ma fate piano, perché ho mal di testa. Un mondo di cristallo, che brilla, ma che non vuole nessuno, basta un gesto e qualcosa si rompe e  la tua anima si trasforma in un vento di rabbia.

Lasciatemi stare.

Poi arriva la pazienza, ma anche la pazienza è di cristallo. Un castello di carte, delicato, leggero, ma basta una disattenzione e va in aria. La pietà è solo nelle idee, é lontana, ad ogni contatto reagisci come un uragano, come se una pazienza agita troppo a lungo si tramutasse in un mostro.

Non vuoi che nessuno ti tocchi, ti distolga dai tuoi pensieri, e anche nei tuoi pensieri ti chiudi, non vuoi ascoltare le parole che vanno altrove, pronunciate da altri, che vibrano troppo lontano da te, che ti annoiano più del solito: i piccoli passi che vedono gloria rasente i muri, che costriscono cattedrali nei cortile di casa. Che prima di comprendere distruggono, perché accarezzano con i carrarmati.

Solo la musica voglio per compagnia, ma che sia musica nera, che parli al battito del mio cuore.

Il cuore, giù in fondo, rimane, sempre lo stesso, qualsiasi siano i pensieri, qualsiasi sia il treno sul quale tu sia salita.

Tra Feng Shui e Kendo

Ero così anche a 16 anni, più o meno Ascolto musica nella mia cameretta, come una liceale. Rileggo i fogli sparsi dei miei pensieri, come una ragazza innamorata. Quando sono senza Chiara, quando Stefano è via, quando anche l’ipotesi remota di vedere Dino annega nell’Oceano Atlantico, mi perdo. Ho paura e la solitudine dilata il mio tempo, mi incatena nell’immobilità: non penso più, non faccio nulla, aspetto, piano, che il tempo passi.

Senza di loro è quasi sempre così.

Ma oggi non è andata poi così male. La mia casa comincia ad assomigliarmi e io mi sento meglio dentro di lei. E’ che sto cominciando a capire quali sono i miei desideri e quali i desideri indesiderati nei quali mi costringevo. E così mobili e quadri, piano, trovano il loro posto e i vestiti, negli armadi, la stampella che la forma della mia anima gli suggerisce. E un armadio finisce al posto di un divano, nel “salotto”. Perché lì c’è la luce giusta in cui lo vorrò guardare e guardare i nostri gesti intorno a lui; magicamente in quell’armadio troveranno rifugio i mille oggetti senza casa che ancora mi guardano sperduti. Almeno questo immagino oggi, prima di smontare l’armadio perché possa attraversare il corridoio che lo separa dalla felicità.

Kendo Club - Squadra campionati 2006Oggi c’è stato anche il KENDO. Kendo in una nuova palestra, con un nuovo Maestro, con nuovi maestri, perché tutti i compagni  di pratica insegnano, se hai voglia di guardarli, di ascoltarli. C’ho messo tanto tempo a lasciare Fabio, lo Shudokan, la birra dopo l’allenamento e i chilometri da fare in motorino, ma era una cosa che dovevo fare. Adesso mi sento libera di imparare e al Kendo Club ho tanto da imparare.