La nuova onda


La manifestazione di oggi è stata talmente bella, talmente grande… I lavoratori della scuola erano moltissimi ma chi mi ha preso il cuore sono stati gli studenti, i medi soprattutto. Con i loro cerotti sulle guancie, la voglia di rivendicare il loro diritto al futuro e la capacità di lottare e e di divertirsi nello stesso istante.
Ho visto anche fascistelli aggirarsi per il corteo, perché non c’era nessun’altro luogo dove andare oggi a Roma. Sono stati risucchiati dalla manifestazione. Ma erano molto giovani e non avevano camion alle spalle con dentro le spranghe …
Questo per dire, che dopo tanti anni mi è sembrato che le idee di giustizia sociale e di dignità di chi lavora e studia abbiano di nuovo preso il sopravvento. Mi è sembrato che i ragazzi siano usciti dagli stadi e dalle bische, siano saltati giù dai muretti e abbiano deciso di giocare un gioco più grande.

WHY ?

Viale Giulio Cesare angolo via Vespasiano, esco da Feltrinelli. Nella busta due libri di Maurice Merleau-Ponty. Sono felice: ho trovato quello che cercavo, ho consegnato il bancomat alla cassa, ho digitato il Pin e ho avuto indietro il mio bottino. Sto per slegare il motorino, poi vedo un ragazzo che corre, in mezzo alla strada. Due uomini lo inseguono. Il ragazzo corre piano, la paura gli spezza il fiato, la paura gli consiglia di rallentare. Un uomo gli urla di fermarsi, mette la mano sulla pistola. Il ragazzo si butta per terra. Uno dei due uomini gli affonda un ginocchio nel torace, lui urla, non può essere il dolore, urla così forte, non è il dolore che lo fa urlare.
Dice:
“No aspetta, aspetta, ti prego”.
Urla: WHY ?
Gli mettono, le manette.
Alzati , alzati ! Perché? Lo sai perché. Alzati. Monta in macchina!
Sì, Sì. Aspetta, ti prego. Aspetta. WHY ?
Il ragazzo sale in macchina, si butta sdraiato sul sedile.
Alzati, che fai?
Sì, sì. WHY ? WHY?
Erano circa le 13.30 di oggi, sabato 16 agosto 2008. La macchina in cui è salito il ragazzo era della Guardia di Finanza. C’era un ragazzo vicino a me, straniero, sorridendo ha detto: Giustizia è fatta!

Vortice

Bachcu e Rony

Pubblicato la prima volta in Diario Fotografico di Paola Pavese

Sono passati tanti mesi, più di un anno. Di loro qualcosa ho capito. La loro mente è veloce, la risposta immediata. I desideri corrono determinati, si intrecciano, si scontrano, si abbracciano. Sono vivi.

Da prima li ho guardati. Io non sapevo dove andare, loro avevano una direzione, un cammino chiaro davanti agli occhi. Poi ho iniziato seria e commossa a lavorare con loro, l’unica autorità che riconoscevo. Poi con loro ho cominciato a provare allegria. A me piace essere lì dove si combatte, con una visione chiara ma quanto può essere chiara la visione in una battaglia ? Con loro ho imparato proprio questo, di me. Essere lì dove la vita c’era, e se era battaglia essere nella battaglia, se era noia essere nella noia: la vita per me era questo e ora, a metà della mia vita la vita sono pronta a viverla.

Viaggio a Reggio Emila: La Tigre e Il Melarancio

11 Aprile: con Mannan nel cuore

Foto di Catherine Grau Roma, Piazza Marranella, quartiere di Tor Pignattara, manifestazione delle comunità immigrate per ricordare Abdul Mannan. Mannan è stato ucciso il 7 aprile 2006 perchè un uomo italiano non tollerava di vivere in palazzo di immigrati, non tollerava l’idea che la famiglia di Mannan avesse comprato un appartamento e portasse avanti la sua vita, così vicino a lui. Giannetto Mazza, l’assassino, è un uomo sfortunato, ha avuto la poliomielite ed è rimasto zoppo, è un uomo violento, ha già ucciso, ha la passione per armi e la polizia anni fa gli ha trovato un arsenale in casa. Le autorità erano al corrente delle le tensioni tra vicini. Sarebbe bastata una maggiore considerazione di questi fatti per evitare la morte di Mannan.
Dopo l’omicidio, Giannetto Mazza è fuggito, arma in pugno, lasciando un morto a terra e il terrore tra i famigliari di Mannan. Le forze dell’ordine non hanno garantito protezione alla famiglia neanche in questa circostanza. Prima che l’assassino fosse catturato li hanno lasciati soli, a proteggerli sono rimasti i membri della comunità bengalese che in piena notte li hanno portati via, in un posto più sicuro.
Nessuno ha ancora avuto il coraggio di dire alla moglie di Mannan che suo marito non c’è più, che non respira più. Le hanno parlato di un problema al cuore, di un ricovero in ospedale e ancora oggi lei crede che lo riabbraccerà.
Tor Pignattara è tornata a vivere con gli immigrati, con i loro bambini. Bambini nati in Italia, che parlano perfettamente italiano, che tifano per la Roma o la Lazio, ma che non sono cittadini italiani, per la legge. Tor Pignattara rivendica la sua capacità di convivenza costruita da sempre: qui, da più di 50 anni, ha trovato casa chi è venivato a cercare lavoro dal Sud, d’Italia o del Mondo. Questo è un quartiere popolare, dove lo stipendio non basta ad arrivare alla fine del mese ai bengalesi come agli italiani, ai cinesi come agli indiani. Eppure anche qui ha fatto breccia il razzismo. Il razzismo, arma che divide, si può innescare: è solo questione di tempo e ci sarà chi, più disperato, più solo, più spaventato di altri deciderà di fare del male a chi ha qualcosa di diverso da lui. L’onorevole Cossiga non ha trovato di meglio da fare il 13 marzo che inviare una “lettera aperta ai talebani” indirizzandola alla moschea di via Marranella 68, nel cuore di Tor Pignattara e la stessa moschea è stata perquisita da una decina di individui armati, volto coperto dal passamontagna, senza che nessuno esibisse un mandato. Il resto lo fa stampa, ogni giorno.
Le comunità degli immigrati vogliono che il sangue di Mannan non si perda, che il suo ricordo serva ad unire i lavoratori italiani ed immigrati, per la dignità di tutti.
Mannan vive nel nostro cuore. Siamo tutti fratelli e sorelle di Mannan. Galleria delle foto di Catherine Grau

In ricordo di Ryszard Kapuscinski

Ho conosciuto Kapuscinski grazie alla rubrica di Rai News 24 Incontri.

Quando sono sola, link dopo link vado lì  e trovo sempre qualcuno da ascoltare.  Ed è con le parole di Incontri  che lo voglio ricordare:

…a 75 anni uno dei più grandi reporter della storia se n’è andato. Lasciandoci scritti, riflessioni, poesie, fotografie che resteranno nel tempo, ben oltre il percorso della sua vita.

Siamo tutti figli di Mery Begum

Tutte le foto su Smugmug

Vacuità nel vento

Mentre guardavo in televisione il dolore di una guerra che procede oltre ogni ragione,

ho visto le immagini di un prigioniero iracheno che si lavava il viso con la sabbia del deserto

per poter pregare.

I soldati americani non sapevano se sparargli

o provare a capire cosa stesse facendo.

Poi hanno capito.

Corpi americani, vestiti per la guerra,

giganti tenuti in piedi dal loro cibo sovrabbondante,

di fronte al corpo di un uomo irakeno

che gli parlava con le mani,

con le braccia,

con le gambe inginocchiate al suolo,

hanno capito quelle parole.

Attimi di discontinuità nell’odio,

in cui gli uomini tornano ad essere vacuità nel vento.

Tutti quanti.

Marzo 2003

Partigiani sui monti

Loro sui monti ci son dovuti andare…

Per riconciliarci con la vita, Diego che balla

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Per riconciliarci con la vita, un video con DIEGO ARMANDO MARADONA che balla con un pallone.
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