SUPERFLAT

Cercando su Google fotografie di Haruki Murakami per il blog che curo dedicato ai suoi libri ed ai fili che da essi si diramano, mi sono imbattuta nelle opere del suo quasi omonimo Takashi Murakami, artista poliedrico creatore del movimento Superflat, rivisitazione in chiave pop della tradizione pittorica giapponese.
Saranno cugini, mi sono chiesta ? La loro sarà una congiura familiare per riportare il Giappone al centro della scena culturale internazionale tramite il ruminamento e lo stravolgimento in salsa nipponica della cultura occidentale? Quello che è certo è che entrambi i Murakami fanno opere interessanti e delle quali subisco il fascino.
Takashi, al contrario di Haruki, ama lavorare circondato da una corte. Ha fondato, oltre al movimento Superflat, la factory Kaikai & Kiki e insieme a lui lavorano Aya Takano e Chiho Aoshima. Su questo sito potete vedere le opere di entrambi queste artiste e i loro nomi, soprattutto quello di Chiho Aoshima, sono tra quelli che maggiormente attraggono lettori su questo sito. Presto perciò scriverò di loro, di Takashi e del movimento Superflat, in mondo da capire meglio la cultura giapponese, così misteriosamente capace di essere apparentemente comprensibile e sottilmente oscura ai nostri occhi.

E così, invitandomi a saltare da un nodo all’altro della rete, la famiglia Murakami mi sta aiutando a tessere un complicato intreccio.
Partita da un albergo di Sapporo, sono discesa in un pozzo profondo dove guardavo con mille occhi la realtà; in una radura ho visto un bagliore argentato rubare per sempre i ricordi ad un bambino che invecchiò senza poter crescere e si ritrovò in una stanzetta invasa da mille videogiochi a progettare la morte.

Ho guardato il Giappone che mi hanno mostrato, narcotizzato dal dolore più grande che l’umanità abbia mai regalato. L’ho visto galleggiare con leggerezza ironia sopra un fungo gigante, guardando cartoni animati che per mille volte raccontano come riuscire a sconfiggere i mostri e continuare a vivere in una realtà deformata.

Se siete interessati alla visione del Giappone attraverso la lente del concetto di Superflat definito da Takashi Murakami, artista visivo e fondatore della Kakai & Kiki, e Hiroki Azuma, critico e filosofo, leggete la pagina dedicata al SUPERFLAT nel mio sito Haruki Murakami, per me, attualmente in costante aggiornamento. Lì sono riportati, oltre ad alcuni post, che descrivono il percorso che mi ha portato ad interessarmi dal movimento SUPERFLAT, testi di questi due autori, altrimenti non disponibili in italiano su internet.

Siamo tutti figli di Mery Begum

Tutte le foto su Smugmug

Vacuità nel vento

Mentre guardavo in televisione il dolore di una guerra che procede oltre ogni ragione,

ho visto le immagini di un prigioniero iracheno che si lavava il viso con la sabbia del deserto

per poter pregare.

I soldati americani non sapevano se sparargli

o provare a capire cosa stesse facendo.

Poi hanno capito.

Corpi americani, vestiti per la guerra,

giganti tenuti in piedi dal loro cibo sovrabbondante,

di fronte al corpo di un uomo irakeno

che gli parlava con le mani,

con le braccia,

con le gambe inginocchiate al suolo,

hanno capito quelle parole.

Attimi di discontinuità nell’odio,

in cui gli uomini tornano ad essere vacuità nel vento.

Tutti quanti.

Marzo 2003

Due vite una svolta!

Berlusconi deluso

La Casa delle Libertà perde le elezioni…

 

…Provenzano si dimette!

Da un’idea di Serena Trocchianese!

Oh Partigiano!

Sacco e Vanzetti 

UN RINGRAZIAMENTO

A PUGNO CHIUSO

A TUTTI I COMPAGNI

ITALIANI ALL’ESTERO

 CHE HANNO

SALVATO LA NAZIONE!

SENZA DI VOI

CI SAREMMO TROVATI

COSTRETTI

A FAR LO ZAINO

E PARTIRE PER I MONTI

 

Intervista al Presidente della Contea di Jefferson, Lousiana

Grazie ad www.arcoiris.tv è disponibile la versione sottotitolata in italiano dell’intervista al presidente della Contea di Jefferson, Louisiana.

Katrina

L’uragano ha sommerso anche i miei pensieri.

Dedicato ad un ragazzo del Minas Gerais

null Ci sono sempre molti livelli di lettura tra i quali navigare per cercare un senso alla realtà. Anche quando si tratta di attentati. La chiave che ho scelto per guardare a quell'insieme di eventi che viene chiamato Al-Qaida è quello del gioco di potere. Oltre ilpetrolio, oltre la religione: un gioco sullo scacchiere mondiale per portare ogni vittima a fare la mossa prevista dal suo carnefice, o meglio, dal burattinaio.
E' vero la realtà è complessa, è difficile spiegarla con teoremi dietrologici, gli attori sono sempre molti e ognuno tira l'acqua al suo mulino eppure...

A Madrid niente è stato lasciato al caso, la trappola tesa ad Aznar ha funzionato alla perfezione: niente kamikaze, rivendicazione posticipata, ma solo di poche ore, il tempo necessario perchè Aznar compia il passo falso. Attribuire l'attentato all'Eta. Attribuzione fatta per calcolo, per non macchiare la sua decisione di intervento in Iraq col sangue di 200 pendolari. Poche ore, poi a tutti è chiara la menzogna, il calcolo politico di un capo del governo a 24 ore dal voto. Non dire quella menzogna avrebbe significato per Aznar mettere in pericolo la cosa a cui teneva di più: la sua perfetta uscita di scena. Dopo aver traghettato alla vittoria il suo partito, avrebbe lasciato il posto al successore e sarebbe stato ricordato da tutti, negli anni, come un uomo nuovo.
Ma il burattinaio aveva deciso altrimenti: e così Zapatero si ritrovò a capo del paese a la Spagna fuori dall'Iraq.

A Londra qualcosa non quadrava in quegli attentati. L'orgoglio inglese, la loro durezza, il loro fare quadrato intorno alla bandiera erano l'ovvio corallario del sangue nella metro e sul bus. A cosa mirava il burattinaio? Ma il Nostro è una persona astuta, sa calibrare gli eventi in modo che ogni pedina, bianca o nera, faccia il Suo gioco.
E così dopo due settimane esatte, un nuovo giovedì di bombe, ma di bombe che non scoppiano, e poi l'operazione Kratos e la polizia che spara nella metro 5 colpi di pistola nella testa di un ragazzo caduto a terra.
Quando mostrano il loro lato gioioso gli arabi vengono spesso scambiati per brasiliani, quando sono poveri e portano un giaccone in estate, i brasiliani possono diventare dei kamikaze, agli occhi di poliziotti che lavorano 12 ore al giorno e hanno licenza di uccidere. Gli "attentati falliti" del 21 luglio corrispondono per Scotland Yard a 5 kamikaze in fuga pronti a colpire in qualsiasi momento.
Prova a pensarci: sei un poliziotto, sei a Londra, li devi trovare e quando ne hai trovato uno lo devi uccidere, ti hanno detto sparagli alla testa, è l'unico modo per disattivare l'uomo bomba. E il ragazzo esce proprio dal palazzo che devi sorvegliare, ha una giacca troppo ampia, gli occhi da cerbiatto, la pelle ambrata. Tu corri, lui allunga il passo, scende nelle metro - un kamikaze! è un kamikaze - tu tiri fuori la pistola, lui salta la barriera, scappa, non si ferma. Cinque colpi di pistola. Alla testa, come ti hanno detto. L'elettricista brasiliano è stato disattivato. Anche la convivenza tra gente diversa, un poco, è stata disattivata. Anche la vostra freddezza. Anche il lustro della vostra democrazia, il vanto del poliziotto dedito solo alle manganellate. Avevate detto: non cambierete le nostre abitudini, i nostri valori, la tolleranza e il mescolio di razze del nostro impero. Sono bastate due settimane per farvi fare una gran brutta figura. Non c'è stata una sola promessa mantenuta. Ancora menzogne, come in Spagna. All'attacco straniero ogni inglese sa che deve resistere, lacrime e sangue si possono sopportare, ma saprà, un suddito di sua maestà, resistere alla vergogna?
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